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Handlingen i Rigoletto

Rigoletto in English

Kompositör och librettist

Musik:Giuseppe Verdi Text:Francesco Maria Piave, efter Victor Hugo drama Le Roi s'amuse (1832; på svenska Kungen roar sig,1884

Libretto

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Premiär

Premiären på Teatro La Fenice i Venedig ägde rum 11 mars 1851. (Svensk premiär på Kongliga Theatern i Stockholm 3 juni 1861.

Produktionsteam

|Dirigent: Rico Saccani|Regissör,scenograf och kostym: Sylvano Bussotti|Körmästare: Aldo Danielli|

Operans roller, rösttyper och sångare

Roll Rösttyp Sångare
Hertigen av Mantua tenorSalvatore Fisichella
Rigoletto,hans hovnarr barytonLeo Nucci
Gilda,hans dotter sopranAlida Ferrarini
Sparafucile,yrkesmördare bas Mario Luperi
Maddalena,hans syster mezzosopran Aida Meneghelli
Giovanna,Gildas guvernant mezzosopran Laura Zannini
Greve Monterone baryton Carlo Striuli
Marullo,en adelsman baryton Alberto Carusi
Borsa,en adelsman tenor Romano Emili
Greven av Ceprano bas Bruno Grella
Grevinnan av Ceprano mezzosopran Haengel Aracelli
En vakt, baryton Francesco Memeo

PRIMO ATTO

Nel palazzo del duca di Mantova una folla di dame e di gentiluomini,sfarzosamente vestiti, partecipano ad una grande festà. Il principe rivela confidenzialmente al cortigiano Borsa il suo proposito di concludere un legame amoroso con una bella sconosciuta incontrata in chiesa. Ma in fondo, libertino com'è, l'avventura non ha per lui che l'aspetto di un qualunque capriccio. "Questa o quella per me pari sono". Fa il galante con la contessa di Ceprano, prendedosi anche beffe del consorte, coadiuvato nel suo scherzo grossolano da Rigoletto, buffone di corte. La festa è al colmo dell'allegria, quandò il conte di Monterone reclama giustizia per la grave offesa inferta dal duca alla sua figliuola. Tutti però insorgono contro l'importuno disturbatore due alabardieri lo conducono via mentre lui maledice il buffone, che ha schernito il suo dolore paterno.

Rigoletto avverte che la maledizione di Monterone gli grava sul cuore e quando, incontratosi in una strada solitaria con l'assassino Sparafucile, stipula con lui una intesa delittuosa,si sente ormai sceso al livello di quel losco individuo. "Pari siamo! ... Io la lingua, egli ha pugnale!".

Entra in casa molto agitato e scambia un affetuoso abbraccio con la figlia Gilda, che lo prega di parlarle almeno un poco della sua madre. Ma è troppo doloroso quell'argomento per il buffone: "Deh! non parlare al misero del suo perduto bene...". E come colpito da un triste presentimento, ordina alla figlia di non uscire di casa per alcun motivo e raccomanda alla governante Giovanna di custodire quella sua preziosa creatura "Veglia, o donna, questo fiore".

Ma non appena lui è ritornato in strada, l'infida donna fa entrare furtivamente nel cortile il duca travestito, con il quale Gilda ignara ha un appasionato colloquio. Un rumor di passi improvviso obbliga il cinico corteggiatore ad allontanarsi e la ragazza rimane sola a bearsi con il deliziosa nome del suo creduto innamorato."Caro nomele il mio cor festi primo palpitar...".

Rigoletto non si sente tranquillo e ritorna frettolosamente verso casa finendo addosso nel buio ad un gruppo di cortigiani, i quali - ritenendo di aver così scoperto dove abita l'amante del bufòne - architettano un tragico scherzo alle sue spalle. Marullo e Borsa gli danno da intendere che stanno per rapire la contessa di Ceprano, lo costringono ad intrupparsi con loro, a prendere 1a maschera e a reggere la scala. Tardi si accorgerà, lo sventurato padre, dell'infamia di cui è stato involontario complice ed un grido angoscioso e terribile uscirà dalla sua bocca: "Ah!Maledizion!".

SECONDO ATTO

Nel salotto del suo palazzo il duca appare sconcertato e innervosito, perché non ha più notizia della sua bella. "Ella mi fu rapita!". Già progetta di far pagare caro l'affronto, quando a rasserenarlo giungono i cortigiani, che, fra lazzi e risa, gli raccontano in quale, modo hanno portato via làmnte di Rigoletto. Tale notizia rallegra il principe e quando gli vien detto che la dolce preda si trova a palazzo, si precipita a raggiungerla.

Appare intanto Rigoletto, triste e abbattuto. Il suo ingresso viene accolto con dileggi. Con angoscia confessa che la donna rapitagli non è altri che sua figlia e li scongiura perché gliela riportino intatta. Nell'intento di liberarla, cerca di entrare negli appartamenti ducali, ma il suo proposito cozza contro un muro ed allora inveisce contro i suoi beffardi schernitori. "Cortigini, vil razza dannata!...". Ripete il suo disperato tentativo, finché Gilda esce e si getta fra le sue braccia confessandogli piangendo l'oltraggio subito.

I cortigiani abbandonano la sala e allora la sventurata ragazza può narrare a suo padre in quale modo si era ingenuamente innamorata del duca. "Tutte le feste al tempio...". Cupae profondo =e la disperazione di Rigletto e prorombe furibonda al passaggio del conte di Monterone tradotto al carcere. "No, vecchio, t'inganni... un vindice avrai. Sì, vendetta, tremenda vendetta!".

TERZO ATTO

Gilda e suo padre sono insieme in un tratto deserto della riva del Mincio,e in un tratto deserto della riva del Mincio, accanto ad una bicocca semidiroccata, dove Sparafucile ha impiantato la sua osteria. La ragazza è tutt'ora presa dalla sua passione e Rigoletto, al fine di dissuaderla, la invita a dare un'occhiata dentro a quell'equivoco ambiente,dove di lì a poco giunge il duca travestito ad ordinare all'oste del buon vino ed un'ottima stanza. "La donna è mobile, qual piuma al vento..." canta e in tali parole sta il suo concetto del l`amore, per cui, non appena vede Maddalena la sorella di Sparafucile, si mette subito a corteggiarla. "Bella figlia dell'amore, schiavo son dei vezzi tuoi...". Testimone ignorata, Gilda è attanagliata dalla disperazione. Per confortarla suo padre la rassicura che sta giusto portando a termine la sua vendetta e la sollecita quindi a partire per Verona in abiti maschili per non essere riconosciuta. E non appena lei se n'è andata, il buffone contratta con il brigante l'uccisione del duca. Ma questa volta Maddalena non si sente dispostaone del duca. Ma questa volta Maddalena non si sente disposta a favorire gli infami progetti del fratello. Troppo le piace quel galante sconosciuto che ora sta dormendo sopra l'osteria, mentre,brontola cupo il temporale.Sparafucile finisce col cedere di fronte alle appassionate esortazioni della sorella. Il loro dialogo tremendo è stato ascoltato parola per parola da Gilda, la quale vien presa subito dall´irresistible desiderio di sacrificare la sua vita per L`ingrato ed infedele amante. E il suo proposito sie compie nel buio dell`osteria. Mezzanotte è scoccata, il temporale tende a dileguarsi e Rigoletto giunge per chiedere conto di quanto ha ordinato. Sparafucile, dopo aver preteso il saldo del prezzo pattuito, abbandona nelle mani del buffone il sacco sanguinante raccomandando che non s'indugi un attimo a farlo sparire nei gorghi del fiume. Rigoletto però vuol essere solo in quel tristo compito. Una gioia frenetica lo pervade, che si muta tosto in un angoscioso parossismo non appena ode la voce beffarda del duca. Squarcia agitatissimo il sacco e nell'incerto lampeggio riconosce l'insanguinato corpo di sua figlia Gilda, ch muore implorando clemenza, mentre suo padre piomba nella piu acuta e disperata crisi. "Ah! la maledizione!" egli esclama.

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